
Salsapariglia
La Smilax aspera, comunemente nota come salsapariglia, è una pianta perenne sempreverde appartenente alla famiglia delle Smilacaceae. E' tipica degli ambienti mediterranei, presente nei boschi, nella macchia e nelle zone cespugliose, dove si arrampica sulla vegetazione circostante. Il fusto è lungo, flessibile e ramificato, di colore verde, e può raggiungere diversi metri di lunghezza. È spesso munito di piccole spine ricurve che permettono alla pianta di sostenersi e di arrampicarsi. Le foglie sono alterne, coriacee e di forma variabile, generalmente cuoriforme o triangolare, con margine talvolta spinoso. La superficie è lucida e può presentare caratteristiche macchie biancastre. I fiori sono piccoli, riuniti in infiorescenze, di colore bianco-verdastro e poco appariscenti. La fioritura avviene generalmente in autunno. La pianta è dioica, cioè presenta fiori maschili e femminili su piante diverse. I frutti sono bacche globose che, a maturazione, assumono un caratteristico colore rosso vivo. Rimangono spesso sulla pianta durante la stagione fredda, rendendola facilmente riconoscibile. La parte sotterranea è costituita da un rizoma robusto e ramificato, dal quale si sviluppano le radici e i nuovi fusti.
La Smilax aspera contiene saponine, polifenoli e altri composti bioattivi. Nella tradizione erboristica popolare la radice e il rizoma sono stati utilizzati soprattutto per le loro proprietà considerate depurative e diuretiche. Tradizionalmente veniva impiegata per favorire la diuresi e l'eliminazione dei liquidi, oltre che come rimedio depurativo generale. I giovani germogli primaverili sono inoltre conosciuti nella tradizione alimentare mediterranea e vengono raccolti e consumati come verdura spontanea.
Per la presenza di queste sostanze la salsapariglia è stata utilizzata tradizionalmente sia nella medicina popolare sia nell'alimentazione.
Uso interno: Decotto: si usano la radice o il rizoma
la radice e il rizoma. Favorisce la diuresi e ha azione depurativa.
Uso esterno: Decotto: il decotto si usa
per lavaggi e impacchi perchè la pianta ha proprietà lenitive.
Impacco: una garza o un panno pulito, imbevuto del decotto e ben strizzato, applicato localmente per brevi periodi. Cataplasma: nella tradizione popolare, la radice veniva triturata o ammorbidita fino a ottenere una massa umida e morbida che, raccolta all'interno di una garza o un panno pulito, si applicava sulla zona interessata. Si lasciava agire per un periodo limitato, quindi si rimuoveva e si ripuliva delicatamente la pelle. Il catalasma svolgeva azione lenitiva sulle ferite. Questi impieghi appartengono alla tradizione popolare, oggi quasi non più in uso, e non devono essere considerati come sostituti di trattamenti medici. Prima dell'applicazione è opportuno verificare
la tollerabilità del preparato su una piccola zona di pelle ed evitare l'uso su ferite, mucose o pelle irritata.
Controindicazioni:
L'utilizzo della salsapariglia a scopo terapeutico deve essere effettuato con prudenza. È sconsigliato durante la gravidanza e l'allattamento in assenza di indicazioni da parte di un professionista sanitario.
Particolare attenzione è necessaria in caso di problemi renali o quando
si assumono farmaci che influenzano la diuresi o la funzione renale.
Un consumo eccessivo di preparati concentrati può provocare disturbi
gastrointestinali.
Uso alimentare:
I giovani germogli della salsapariglia, raccolti
in primavera, vengono consumati dopo cottura.
Hanno un sapore caratteristico, leggermente amarognolo, e sono utilizzati
in frittate, minestre e risotti.
In Liguria la salsapariglia è conosciuta anche con numerosi nomi locali.
Nel genovese è documentato il nome Salsapariggia nostrà, ma sono
presenti diverse varianti dialettali, tra cui Groettai.
A Chiavari è documentato il nome Grotanu, mentre a Santa Margherita
compare la forma Groetaxi.